Venerdì 6 novembre alle ore 18:00 la Sala Gagliardi (via Cavour 91) ospita la presentazione di
“Uomini, terre e santi. Storia di Testa dell’Acqua, borgo dell’altopiano di Noto”. L’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Noto e organizzato dalla sua
Commissione Cultura.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Noto, dr. Corrado Figura, l’autore dialogherà con l’avv.
Giorgio Giannone, vicepresidente della Commissione Cultura. Le letture saranno a cura di
Andrea Migliore.
Il libro ricostruisce la storia di Testa dell’Acqua attraverso le vicende degli uomini che lo hanno
abitato, delle terre che hanno lavorato e dei santi che hanno venerato. Una storia rimasta a
lungo ai margini, che però si intreccia continuamente con quella della città: dalle vicende della
proprietà fondiaria alla vita religiosa, dalle trasformazioni dell’altopiano ai legami tra le famiglie.
Quella di Noto è la sesta presentazione del volume in sei mesi, segno di un interesse crescente
per la storia di questa parte del territorio.
“Come Commissione Cultura abbiamo voluto questo appuntamento perché la storia di una
comunità si scrive anche a partire dai suoi luoghi più piccoli”, dichiara l’avv. Giorgio Giannone,
vicepresidente della Commissione Cultura. “Il lavoro di Maurizio Dimartina restituisce voce a un pezzo del nostro altopiano e ci aiuta a leggere meglio anche la storia della città. Invitiamo tutti i netini a partecipare.”
“Testa dell’Acqua è sempre stata considerata un luogo senza storia, una frazione lontana dal
centro e dai suoi monumenti”, spiega l’autore. “In realtà, seguendo le vicende di questo borgo si
ritrovano continuamente i fili della grande Storia di Noto. Chi verrà alla presentazione, anche
senza aver mai avuto legami con l’altopiano, riconoscerà qualcosa di sé in questi racconti.”
“Che sia il Comune a organizzare questa serata è un segnale importante: dice quanto la
comunità netina abbia voglia di conoscere la propria storia, anche quella dei luoghi più piccoli”,
aggiunge Dimartina. “Conoscere le nostre radici non vuol dire chiudersi, anzi: è il modo migliore per sapere chi siamo e per accogliere chi arriva.”