Il Nero d’Avola ha cambiato volto. Da vino destinato soprattutto al taglio e alla correzione dei vini del Nord Italia e del Nord Europa, nel corso dei decenni è diventato una delle principali espressioni enologiche della Sicilia, evolvendo verso interpretazioni più fresche, eleganti e immediate.
Se ne parlerà e discuterà durante l’evento Nero Barocco, in programma a Noto il 20 settembre, con tutte le info qui, l’acquisto dei biglietti qui.
A raccontare questa trasformazione è Antonino Caruso, della cantina Torre Vendicari e componente del Consiglio di amministrazione delle Strade del Vino. Una storia che conosce da vicino, anche per la tradizione familiare: la sua è infatti una famiglia di produttori da tre generazioni.
“Abbiamo avuto modo di vedere e capire come sia cambiato il Nero d’Avola nel corso degli anni”, racconta Caruso. Il ricordo parte dalla generazione del nonno, quando il vitigno aveva una destinazione molto diversa da quella attuale. Il Nero d’Avola veniva infatti utilizzato come vino da taglio e commercializzato anche fuori dalla Sicilia per contribuire a dare struttura e colore a produzioni che ne erano prive.
Da allora il cambiamento è stato profondo. “Negli anni Sessanta non era sicuramente lo stesso vino che abbiamo adesso”, sottolinea Caruso, evidenziando come l’evoluzione delle tecniche produttive e la crescente attenzione alla qualità abbiano modificato anche il modo di interpretare il vitigno.
Un percorso che riguarda anche le piccole realtà produttive del territorio. La cantina Torre Vendicari si estende su circa due ettari e produce Nero d’Avola e Insolia. L’imbottigliamento è iniziato nel 2019, segnando un ulteriore passaggio nella storia dell’azienda.
Per Caruso, però, la crescita del vino siciliano non può essere separata da quella del territorio. Il lavoro all’interno del Cda delle Strade del Vino e la collaborazione con il Consorzio del Val di Noto rappresentano, in questo senso, un’occasione per accompagnare una trasformazione che coinvolge produttori, imprese e identità locali.
“Questi eventi sono la cura per il nostro territorio”, sostiene Caruso. Un concetto che lega il futuro del Nero d’Avola non soltanto alle caratteristiche del vino, ma anche alla capacità di raccontare e valorizzare il territorio da cui nasce.