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Sogni che diventano bisogni… Salemme apre la stagione teatrale al Di Lorenzo di Noto

Tutto esaurito e scroscianti applausi alla fine della “prima”. È partita col botto la nuova stagione teatrale del Tina Di Lorenzo di Noto, sul cui palcoscenico ieri è salito il regista e attore napoletano Vincenzo Salemme, con la commedia “Sogni e bisogni, incubi e risvegli”.

Lo aveva annunciato il direttore artistico della fondazione Teatro Vittorio Emanuele Sebastiano Lo Monaco: “Una risata ti permette di aprire gli occhi sul mondo che viviamo e sulle sue costanti evoluzioni sociali”.

Con ironia, Salemme ha portato in scena una commedia quasi surreale, con un intreccio narrativo imperniato su due protagonisti: Rocco Pelacchia, interpretato da Andrea Di Maria, e il suo “tronchetto della felicità” (facile immaginare a cosa ci si riferisce, ndr), interpretato proprio dal regista napoletano. Rocco ha perso il suo “tronchetto”, conducendo una vita grigia e mediocre, perdendo anche l’affetto della moglie.

Il “tronchetto” spinge Rocco a prendere nuovamente in pugno la sua vita, con orgoglio e autorità. Nel mezzo dell’intreccio narrativo spuntano anche altri personaggi come l’ispettore chiamato da Rocco per risolvere il caso, la moglie di Rocco in vacanza a Mondragone e le portiere/i dello stabile in cui vive. Tra desideri e risvolti indesiderati per ciascuno di quelli che Rocco esprime, finisce che i due protagonisti si scambiano le parti.

Rocco diventa il “tronchetto della felicità” e viceversa. E quando Salemme interpreta il monologo finale, ecco venir fuori un messaggio fortemente attuale: “Essere papà al giorno di oggi è difficile. Ai miei tempi le persone si conoscevano, così come si conoscevano i confini. C’erano quei confini che adesso non ci sono più. Come spiego ai miei figli che quello che si vede in tv può non essere tutto quello che realmente succede? Come spiego ai miei figli che ci sono guerre in nome di un Dio senza nome?Ai miei tempi le persone si conoscevano, così come si conoscevano i confini. C’erano quei confini che adesso non ci sono più. Come spiego ai miei figli che quello che si vede in tv può non essere tutto quello che realmente succede? Come spiego ai miei figli che ci sono guerre in nome di un Dio senza nome?“. E poi solo applausi, convinti.

Ottavio Gintoli


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