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Poliziotti infedeli a Siracusa. Chiesta la condanna a 24 e 22 anni per Salemi e Iacono

Prossima udienza il 23 ottobre, quando la parola passerà alla difesa degli imputati

I Pubblici ministeri Stefano Priolo e Alessandro Sorrentino hanno chiesto ieri la condanna per i due agenti della Polizia di Stato arrestati nell’ottobre del 2022 con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti e psicotrope, oltre a reati di corruzione, peculato e falso in atto pubblico. La richiesta è stata avanzata al termine di una lunga e articolata requisitoria: per i poliziotti Giuseppe Iacono e Rosario Salemi, chiesti 22 anni per il primo e 24 anni per il secondo, in relazione al grave coinvolgimento nelle attività illecite.

Per Giancarlo De Benedictis e Riccardo Di Falco, già condannati a una pena precedente, i magistrati hanno chiesto una condanna a 2 anni, da scontare in continuazione con la sentenza della Corte di Appello di Catania del 2021, a seguito di condanne per fatti precedenti. Entrambi sono già detenuti in carcere. Per Cesco Capodieci è già stato tutto definito in abbreviato.

In base all’attività investigativa coordinata dalla Procura di Siracusa nel biennio 2019-2020, emergeva la stretta vicinanza degli agenti precedentemente in servizio alla Sezione Antidroga della Squadra Mobile ai familiari di uno dei maggiori esponenti di una piazza di spaccio siracusana, poi divenuto collaboratore di giustizia.

Contestualmente, nel corso dell’attività d’indagine coordinata dalla Dda, delegata al Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Catania, i finanzieri delle unità specializzate del Gico accertavano che dal 2011 al 2018, i pubblici ufficiali avrebbero contribuito a rifornire abitualmente le locali piazze di spaccio in virtù del rapporto illecito creato con due esponenti di spicco delle associazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti, poi divenuti collaboratori di giustizia. Gran parte della sostanza stupefacente che sarebbe stata ceduta dietro corrispettivo dai poliziotti a tali referenti, proveniva dai sequestri eseguiti nel corso di indagini e sottratta all’esito delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni, prima del deposito all’ufficio Corpi di reato del Tribunale di Siracusa. La sostanza stupefacente sequestrata veniva sostituita con materiale di ogni genere, come mattoni di terracotta al posto dei panetti di hashish o mannitolo invece della cocaina.

Gli imputati, quindi, avrebbero intrattenuto un rapporto corruttivo stabile, ricevendo remunerazioni periodiche da parte dei membri delle piazze di spaccio in cambio di informazioni e supporto. Le indagini patrimoniali hanno rivelato una sproporzione tra i redditi dichiarati dai poliziotti e il loro tenore di vita, riscontrando guadagni ingiustificati rispetto alle fonti di reddito lecite dichiarate.

Inoltre, anche al fine di consentire la prosecuzione dei traffici illeciti, i poliziotti, nel corso degli anni, avrebbero garantito l’impunità ai propri sodali, rivelando agli interessati l’esistenza di indagini a loro carico della Procura di Siracusa e della Dda di Catania, comprese specifiche informazioni in merito a intercettazioni in atto, idonee a pregiudicarli, e ai luoghi ove erano installate microspie delle Forze dell’Ordine, nonché i contenuti dei verbali di collaboratori di giustizia.

Oltre ai proventi derivanti dalla fornitura di sostanze stupefacenti, gli indagati sarebbero stati tra loro legati anche da un rapporto corruttivo stabile e duraturo, ricevendo dai referenti della piazza di spaccio remunerazioni periodiche per le informazioni fornite e il sostegno garantito.

Le richieste di condanna sono estremamente severe, probabilmente, non solo per la gravità delle accuse ma anche alla stessa credibilità delle Forze dell’Ordine. La condotta dei poliziotti arrestati, infatti, ha minato i principi di legalità e giustizia, mettendo in pericolo il lavoro di tante forze dell’ordine e delle istituzioni impegnate nel contrasto al crimine organizzato.

Prossima udienza il 23 ottobre, quando la parola passerà alla difesa degli imputati.


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