La facoltà di Medicina a Noto. E’ l’idea che sta maturando in città e che ha già iniziato a prendere forma con le prime azioni propedeutiche. Un primo sopralluogo, infatti, c’è già stato.
L’operazione dovrebbe svolgersi con la collaborazione dell’università romena di Galati, che così aprirebbe la seconda aula remota di Medicina in Sicilia, “sfruttando” tutti quei conventi e palazzi chiusi in attesa dei lavori di messa in sicurezza post sisma che dopo 27 anni stanno riaprendo. E tanti altri sono destinati a farlo: come l’ex convento dei Crociferi, in pieno centro storico e ormai quasi al completo; l’ex caserma Cassonello, diventata il Museo del Barocco; l’ex istituto Magistrale Matteo Raeli, quasi pronto; il vecchio liceo scientifico, che l’amministrazione Bonfanti vuole recuperare; il convento dei Francescani, che si affaccia su corso Vittorio Emanuele.
A Noto, in fondo, l’università esiste già: il Cumo, Consorzio Universitario del Mediterraneo Orientale, che con i suoi corsi di laurea umanistici (Scienze della Formazione e Scienze della Comunicazione su tutti) potrebbe fare da apripista per nuovi corsi di laurea da portare in città. Pare, infatti, che durante l’incontro a Palazzo Ducezio con i rappresentanti dell’ateneo romeno, si sua discusso anche di qualcosa che riguarda molto da vicino il mondo dell’agricoltura.
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