Cronaca

Noto, protestarono al Trigona: dopo sette anni cade l’accusa di minaccia aggravata

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Il tribunale penale di Siracusa, presieduto dal dott. Anton Giulio Maggiore, ha assolto con formula piena i tre imputati coinvolti nelle proteste del 2019 all’ospedale Trigona di Noto. Andrea Insenga Azzaro, Simona Bertoli e Gabriele Alessi sono stati assolti dall’accusa di minaccia aggravata perché “il fatto non sussiste”.

La vicenda risale all’aprile del 2019, quando la sezione locale di CasaPound Italia occupò il reparto di ostetricia e ginecologia del nosocomio netino per protestare contro il depauperamento dei reparti ospedalieri. L’azione portò a una querela presentata dall’allora direttore Sanitario e dall’Asp di Siracusa. La Procura della Repubblica aveva richiesto, al termine della requisitoria dei ieri, una condanna a 8 mesi di reclusione, ma il collegio giudicante ha optato per l’assoluzione totale.

L’avvocato Salvatore Micale, difensore di Insenga Azzaro e Bertoli, ha commentato così l’esito della sentenza sottolineando la natura della protesta: “Siamo profondamente soddisfatti di questa sentenza, che restituisce dignità e giustizia ai miei assistiti. Il Tribunale ha riconosciuto ciò che abbiamo sostenuto con forza fin dall’inizio di questa estenuante vicenda: quella di Noto non fu un’azione criminale, ma una protesta pacifica, mossa esclusivamente dall’amore per il proprio territorio e dalla difesa del diritto alla salute dei cittadini. La formula piena cancella sette anni di ingiusta sofferenza mediatica e giudiziaria, dimostrando che la verità, alla fine, trionfa sempre sulle accuse infondate”.

L’avvocato Giuseppe Cultrera, difensore invece di Alessi e che ha seguito una linea difensiva per i tre imputati, ha commentato così l’esito della sentenza: “Ho temuto per l’assenza di una formula piena di assoluzione pur avendo la certezza che una decisione corretta e giusta non avrebbe potuto non essere pronunciata. La difesa dei diritti umani e costituzionali, nelle forme previste dalla legge, non ha e non deve avere colori politici. L’ospedale di Noto non meritava un’altra ingiustizia”.