Studio Barnum Contemporary su collettiva “Profili”:
“Lo Studio Barnum contemporary di Noto ha presentato PROFILI : quattro artisti hanno condiviso lo spazio espositivo della galleria guidata da Vincenzo Medica in via Silvio Spaventa e si sono presentati, ciascuno a suo modo. Sensibilità differenti e diverse passioni, hanno affidato spesso al ritratto il compito di parlare.
La mostra, inaugurata l’08 ottobre 2012 in occasione della Giornata del Contemporaneo organizzata dall’Associazione nazionale A.M.A.C.I., ha arricchito la stagione artistica invernale netina e si concluderà il 20 marzo, in concomitanza con l’avvio della nuova stagione che vedrà la pregiatissima vetrina dello Studio d’Arte ed Architettura, che vedrà un susseguirsi di selezionatissimi eventi, Vi invitiamo pertanto all’inaugurazione della prossima mostra di sculture luminose “Between Light and Shadow” dell’artista Aldo Giovannini per Alkreado, sabato 23 marzo alle ore 19.00 in via Spaventa.
Non capita frequentemente di assistere ad una collettiva tanto armonica nella proposta del soggetto presentato. La successione di volti e di sembianze umane riesce a far vivere, nell’animo del visitatore che oltrepassa la soglia di Studio Barnum contemporary, la sensazione di esser capitati nel luogo di un appuntamento al quale è possibile partecipare rispettando un’unica regola: bisogna ascoltare. Questi uomini sono accorsi in questo punto per raccontarsi, per svelare la propria direzione nel mondo, hanno accettato la convocazione per contribuire alla remota e perenne analisi che l’uomo compie alla ricerca di sé.
La loro presenza spalanca le porte di universi nuovi, paralleli a due a due, talvolta visibili e ponderabili, come per le passioni dei musicisti immortali di Cantieri oppure le stelle del pugilato e i “caminanti” di Zarbo , altre reconditi e spirituali, dove si muovono invece i protagonisti delle tele di Fiorentino e Castellino. Prestando maggiore attenzione pare di percepirne i loro brusii che incuriosiscono e le voci si fanno sempre più distinte fino a riuscire a distinguerne la prima, una non voce: il silenzio attraente dei Sognatori di Fiorentino rapisce.la mente. Occhi grandi, sovente chiusi, invitano al sogno, barriera che il mondo delle tangibilità non potrà valicare appropriandosene, spazio-tempo inteso come strumento della riconquista di sé e delle proprie inclinazioni. E parlano la stessa lingua i Gemelli, quasi la metafora del sogno stesso, che prima ci ha rapito e che al nostro risveglio manifesta il frutto della elaborazione onirica compiuta: l’altro sé.
Altri occhi richiamano attenzione, sono Quattrocentosessantaquattro figure, InSide 464 è il titolo esatto, opera di Salvatore Castellino, contorte nell’atto di destarsi da un sonno non voluto, i loro corpi nudi spingono per emergere e prendere respiro fin poi tendere le braccia al cielo per alzarsi in volo verso l’infinito. Il risultato è l’approdo ad una nuova dimensione alla quale aspirano pure i soggetti di Inside 12 che manifestano apertamente la fatica della elaborazione introspettiva intrapresa, quasi esfoliati e lacerati durante il percorso. Un sentimento diverso invece connota “L’uomo che abbraccia il mondo”, sempre di Castellino, sembra che lui una nuova dimensione l’abbia raggiunta, le sue braccia aperte per stringere a sé il pianeta e far scudo con il proprio corpo sanno di amore incondizionato e ultraterreno.
Continuano i racconti degli alti presenti, sentiamo gli occhi addosso dei Pugili di Vincenzo Zarbo. Non intimorisce la loro prestanza fisica, nè i pugni chiusi nei guantoni né tantomeno il loro sguardo. Essi, nel gioco di sfumature monocromatiche che caratterizza i lavori di Zarbo, sono chiamati a rappresentare le emozioni, i sentimenti e le paure che pervadono uomo e atleta e il loro compito ci appare ancor più chiaro dopo aver appreso che Zarbo è pugile egli stesso. Ancora di passione ci incantano i musicisti dipinti con tratti repentini da Andrea Cantieri che, come fa Zarbo, raccontano di personalità celebri il cui nome sarà sempre ricordato non soltanto nel campo artistico nel quale si sono distinti e contemporaneamente narrano della sua stessa vita. Anch’egli vive di musica e le note risuonano nei volti delle sue opere in modo così naturale e immediato come solo chi viaggia con loro e ne vive l’essenza può essere capace di rappresentare.
Terminato il percorso affiora più chiaramente la suggestione d’aver usato la parola “Profili” come titolo di una mostra che è nello stesso tempo trasmissione di nuove connessioni, lo stesso meccanismo dei social network dal quale, non è da escludere, Vincenzo Medica ne abbia tratto ispirazione per la sua ultima indagine artistica.“
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