Monsignor Antonio Staglianò ha varcato la porta della casa di reclusione di via Garibaldi per celebrare il “Giubileo dei detenuti”. Assieme a don Ignazio Petriglieri, don Paolo Catinello e don Sebastiano Boccaccio, quest’ultimo cappellano del carcere, e dal direttore della casa circondariale Santo Mortillaro, ha ricordato a ciascuno dei presenti il senso e l’importanza che la “porta santa” riveste nella vita di tutti i giorni.
“Vivere nella Misericordia di Dio anche in carcere” il messaggio che ha lanciato durante la sua visita mentrenel corso dell’omelia ha ripreso la lettera di San Giacomo, per parlare della differenza tra essere religiosi ed essere credenti. “Per essere religiosi – ha detto – basta solo pregare. Per essere credenti, invece, oltre a essere religiosi, bisogna passare per le opere. Quando termineranno i nostri giorni sulla terra verremo interrogati da Dio e non ci chiederà se abbiamo partecipato alle funzioni sacre. Ci porrà domande del tipo “quando avevo fame, mi hai dato da mangiare?”, oppure “quando ero nudo, mi hai vestito?”. Su queste domande ci dovremo far trovare pronti; le altre pratiche, per quanto lodevoli e raccomandabili, non possono sostituire queste, definite essenziali