I dogmi mariani diventano i ponti per far conoscere Maria, madre di Gesù, anche a chi ne contesta assunzione in cielo e in corpo. Questa la nuova idea lanciata da mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, che venerdì pomeriggio al Seminario di Noto ha presentato il suo ultimo lavoro teologico dal titolo “Maria di Nazareth, da conoscere e amare”.
Libro a cui ha lavorato anche don Ignazio Petriglieri, vicario episcopale per la Cultura della diocesi netina, e la cui relazione è stata curata invece da mons. Giacomo Canobbio, delegato vescovile per la Cultura e direttore dell’Accademia Cattolica di Brescia. Un volume che mons. Staglianò divide in 2 parti. La prima più teologica dove si parte dai dogmi mariani fissati dal Magistero e si arriva quasi a ribaltare le idee di chi si oppone fermamente all’immagine conosciuta della Maria biblica. La seconda parte, invece, è più incentrata sulla devozione, sulla poetica ricercata e sempre elegante, sulle omelie che da anni il vescovo di Noto dedica alla Madonna, in cui più volte ha spiegato quel “fiat” pronunciato da Maria con intelligenza e fiducia.
L’opera raccoglie una serie di saggi mariologici, redatti durante gli anni della sua carriera teologica ed accademica. L’iniziativa della pubblicazione fu presa dal Padre Stefano De Fiores, riconosciuto ormai come uno dei più illustri mariologi del panorama teologico internazionale. Considerando che si tratta di un lavoro prettamente dogmatico, viene messo in evidenza che la verità su Maria, che, da una parte, trova il fondamento nell’essenziale testimonianza del Nuovo Testamento, dall’altra, necessita dell’approfondimento teologico-sistematico per la comprensione del suo ruolo nella storia della salvezza.
La riflessione sui dogmi mariani, che espongono in chiave veritativa gli scarni riferimenti neotestamentari, il corposo studio sui passi biblici in cui emerge la figura della Madre di Gesù, l’attenzione alla pietà popolare, l’ispirazione poetica, sedimentata nei testi lirici riportati nella terza parte, e l’attualizzazione kerygmatica nell’omiletica, costituiscono l’assoluta novità di quest’opera.
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