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Noto, l’opposizione sul primo avvicendamento nella Giunta Figura: “Un solo assessore donna, troppo poco. La città merita una rappresentanza più ampia”

In attesa di parlarne in aula, il dibattito prende vita a colpi di note stampa. Almeno per accendere un po' i riflettori su un confronto politico che sembra non esserci...

A più di una settimana dalle dimissioni dell’assessore Adriana Della Luna – protocollate il 7 dicembre – ed a pochi giorni dalla nomina del nuovo assessore Giusy Quartararo – che ha giurato lunedì 13 dopo essere stata annunciata come nuovo componente della Giunta Figura già qualche giorno prima – le forze di opposizione (Udc, Forza Italia e Passione Civile) rappresentate dalle donne che ne fanno parte  hanno diramato una nota congiunta in cui evidenziano un netto cambio di direzione nella considerazione della figura della donna.

A Noto, infatti, si è passati dall’ultima Giunta Bonfanti che contava 3 rappresentanti donne su 5, alla prima Giunta Figura che ne conta una sola. Cosa che non va giù all’opposizione (che nel frattempo ha incontrato anche il presidente Pietro Rosa per discutere dell’allontanamento di Aldo Tiralongo dall’aula durante la prima seduta del consiglio comunale e che ha già anticipato una nota sulle tariffe Tarip – e non è detto che sia finita qui).

Qui il testo della nota.

“Nonostante ben più gravi emergenze e criticità attanaglino in questo momento la città di Noto, non può e non deve passare inosservata la deriva di genere di cui si sta rendendo responsabile la nuova amministrazione: la sola Assessora in Giunta, alla quale sono state attribuite deleghe che non rendono giustizia alla competenza e alla capacità che avrebbe potuto mostrare, si dimette allo scadere di due mesi esatti dal suo insediamento. Le subentra un’altra donna con buona pace delle quote rosa.

Come ha recentemente detto il premier Draghi, la parità di genere non deve essere un farisaico rispetto delle quote rosa, ma deve essere garantita una concreta uguaglianza di condizioni competitive tra i generi. Ma se siamo noi stesse donne a prestarci a questi giochetti di palazzo, ad accettare di essere mere pedine in uno scacchiere politico dominato da presenze maschili, non dobbiamo indignarci e manifestare il 25 novembre o l’8 marzo dietro slogan stereotipati e vacui.

Pretendiamo una rappresentanza femminile che abbia la possibilità di incidere con determinazione, di mostrare le sue competenze portando avanti una progettualità a medio e lungo termine per il bene della città. Le passerelle sono espressione di un vecchio sistema che ha mortificato le donne nella politica e che non aiutano di certo a raggiungere l’uguaglianza di genere, il 5° degli obiettivi dell’agenda 2030″.


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