Politica

Noto, “l’Istituzione Musicale trasformata in carrozzone politico”, l’affondo dell’opposizione dopo le modifiche al regolamento

Condividi

“Lo avevamo detto: quando i posti di sottogoverno finiranno, ne creeranno altri. L’Istituzione Musicale Città di Noto diventa un carrozzone”. Aldo Tiralongo, consigliere comunale di opposizione, ha aspettato pochissimo per far sentire la sua opinione sul nuovo regolamento dell’Istituzione Musicale Città di Noto, approvato durante la seduta consiliare di giovedì e che, tra le principali modifiche, prevede l’istituzione del ruolo unico direttore musicale e artistico, l’intitolazione a Francesco Mulè e l’aumento dei componenti del Cda da 3 a 6.

“Dopo la pletora di candidati alle scorse elezioni nelle liste del sindaco Figura – dice Tiralongo – chiamati ai posti di sottogoverno, non immaginavo che si arrivasse ad utilizzare anche una nobile realtà come l’Istituzione Musicale Città di Noto, che in questi anni ha formato i nostri giovani con la bellezza e l’armonia della musica, per placare altri appetiti e per cambiare cambiali. La composizione del Cda è passata da 3 membri a 6, che potrebbero essere anche 8, perché così prevede lo statuto come modificato dalla attuale maggioranza. Magari, chissà, si saranno dimenticati di qualche altro candidato. Lo avevo detto in campagna elettorale: quando finiranno i posti di sottogoverno ne creeranno degli altri”.

Sull’intitolazione dell’Istituzione al maestro Francesco Mulè, invece, Tiralongo ci va più leggero, sottolineando che il maestro Corrado Galzio non “avrebbe meritato questo trattamento”.

“L’ho fatto notare – prosegue Tiralongo – che il 27 agosto 2020 si era già proceduto alla intitolazione di scuola e banda. La prima al nome del grande musicista Corrado Galzio, la seconda al maestro Francesco Mulè. Intitolare tutto solo al nome di un figlio illustre della nostra città, avrebbe significato dimenticarne un altro, con un prestigioso curriculum, sfregiandone il suo ricordo. Un gesto inqualificabile che Noto non meritava e, soprattutto, Corrado Galzio non meritava”.