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Noto, la famiglia del detenuto morto in carcere: “Cosa è successo in quella cella?”

Un testo forte, in cui si chiede anche l'intervento dell'onorevole Totò Cuffaro che, nei giorni scorsi, aveva rivolto un pensiero alla famiglia

Riceviamo e pubblichiamo per intero il testo della lettera scritta dalla mamma del detenuto 26enne originario di Noto deceduto in carcere a Ragusa e firmata dalla tutta la sua famiglia.

“Ho solo una domanda da chiedere a chi ha visto e vissuto gli ultimi momenti di vita di mio figlio. Che cosa è successo in carcere a Ragusa in quella cella. Mio figlio mi diceva: mamma qui non sto bene. Mamma ho sempre un chiodo fisso in testa, non mi trovo bene, non mi trattano come a Cavadonna.  Mamma e papà non lasciatemi solo, ho voglia di tenervi vicino, non vi voglio deludere con le cose che faccio o dico. Ma qui ho la sensazione che non mi vogliono, per loro sono un peso. Non vedevi l’ora di uscire per stare con i tuoi figli a casa la dove ti aspettava tua moglie. Non pensavi ad altro che incominciare a lavorare con papà. Sempre con il sorriso, con la battuta pronta, un ragazzo pieno di vita ma soprattutto con tanta voglia di viverla.

Ora non voglio divulgarmi troppo. Penso alle parole dell’onorevole Cuffaro che ha notato nel sorriso di mio figlio quella grande voglia di vivere che aveva. Che il carcere è un esperienza dall’odore incancellabile. 25 anni sono pochi, troppo pochi. Chiedo e sollecito anche l’onorevole Cuffaro di aiutarmi, di aiutare chi come Salvo in carcere, viene abbandonato dalle istituzioni, da chi dovrebbe integrare e aiutare persone che vivono un disagio sociale, a chi è abbandonato a sé stesso. Basta o basterebbe ascoltare i detenuti e le loro esperienze. Ho gli occhi lucidi dalle lacrime versate, ho il cuore spezzato dal dolore. Ho solo la speranza e la voglia di sapere cosa sia successo nelle ultime ore della morte di mio figlio Salvo. Perché non si trovava nessuno nella cella di mio figlio. Ci sono alcune lacune che mi lasciano presumere che sia successo altro. Non crederò mai che quel sorriso si sia spento solo. Che un ragazzo pieno di vita se la sia spezzata. Io voglio sapere, sapere il perché!

Perché è successo tutto ciò. Ci siamo visti e dati appuntamento per il nostro colloquio…quel giorno che non è arrivato! perché il giorno dopo il sorriso di mio figlio si è spento, senza dare nessun avviso alla famiglia. Solo una chiamata anonima di un detenuto che mi diceva signora Salvo non c’è più è morto. Mi sono incamminata incredula a Ragusa non sapendo se la notizia era vera o no. Ma non appena arrivata ho trovato tanta confusione – forze dell’ordine, dottori, scientifica, senza essere stata avvisata da nessuno della casa circondariale. Mi sembra strano, tante cose non mi coincidono. Se è vero che esiste la giustizia, io chiedo aiuto e giustizia per mio figlio che aveva tanta coglia di vivere e che amava tanto la famiglia. 

Salvo, vita mia, non mi fermerò qua. Voglio tutta la verità e se qualcuno ti ha fatto del male io combatterò fino a che verrà fuori la verità. Amore mio, tu mi dicevi sempre mamma non preoccuparti io uscirò da questo inferno. Si lo chiamava inferno perché era quello che gli hanno fatto vedere. Vita mia te l’ho promesso e le promesse si mantengono. 

Ti amiamo e ti amerò per sempre. 

La tua famiglia”.


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