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Noto fuori dall’associazione Città del Vino. L’assessore Latino: “spesa che esula dal perimetro dei servizi indispensabili”

"Il nostro impegno in sinergia con le associazioni di categoria e le aziende del settore è rivolto allo sviluppo del nostro territorio e della nostra comunità"

“In questi anni, con l’amministrazione Figura, il settore vitivinicolo ha visto un notevole incremento di aziende, raggiungendo la densità più alta di imprese di qualità nel nostro territorio. Questo successo è frutto di una visione lungimirante, concreta e attenta alla valorizzazione dei nostri prodotti, che ha portato anche a un aumento significativo della domanda. Trovo, invece, stucchevole e strumentale la polemica sollevata da un ex amministratore, il quale definisce miope la nostra scelta di uscire da questa associazione. La scelta è obbligata”. Giusi Latino, assessore all’Agricoltura del Comune di Noto, replica così alle parole dell’ex sindaco Corrado Bonfanti che ha parlato di “miopia istituzionale” la scelta dell’amministrazione di non fare più parte dell’associazione nazionale Città del Vino, revocando la delibera di Giunta del 1997.

Dopo 28 anni Noto esce dall’associazione Città del Vino

Delibera di Giunta

“Le partecipazioni a “carrozzoni “ messe insieme portano al dissesto, e proprio questo ex amministratore, esperto in materia di dissesto, dovrebbe sapere che la legge non ammette simili partecipazione – risponde –. Il decreto interministeriale 28 maggio 1993, che definisce i “servizi indispensabili” come “quelli che rappresentano le condizioni minime di organizzazione dei servizi pubblici locali e che sono diffusi sul territorio con caratteristiche di uniformità”, è chiaro. Poiché l’ente è stato dichiarato in dissesto per l’anno 2020, non si ritiene ammissibile una spesa che esuli dal perimetro dei servizi indispensabili come sopra definito. Il nostro impegno in sinergia con le associazioni di categoria e le aziende del settore è rivolto allo sviluppo del nostro territorio e della nostra comunità”.


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