L’Ospedale di Noto, con quello che l’Assessore Russo chiama ‘progetto d’integrazione’ sarà, nel prossimo futuro, trasformato in una grande clinica privata, mentre l’Ospedale di Avola dovrebbe accogliere il reparto per acuti, con un numero di posti letto inferiori a 200. Così il Segretario della Commissione ‘Servizi Sociali e Sanitari’ dell’Ars, On. Vincenzo Vinciullo, sintetizza la risposta dell’Assessore Russo ad una sua interrogazione, presentata il 3 Febbraio, sulla sorte dei due ospedali della provincia aretusea.
Come si ricorderà, oltre se mesi fa, l’On. Vinciullo aveva, con una interrogazione parlamentare, chiesto chiarimenti sullo stato della sanità pubblica nella Zona Sud della provincia di Siracusa. Con la celerità nota, prosegue l’On. Vinciullo, l’Assessore Russo ci ha propinato tre pagine, con le quali ha cercato di dire tutto e il contrario di tutto, smentendo se stesso e, perfino, il suo mentore Raffaele Lombardo, in merito alle promesse fatte in piena campagna elettorale a Noto. Sarebbe, almeno, soporifero riassumere quello che ha detto in Aula e, pertanto, invito i Cittadini a collegarsi al sito dell’ARS o al mio per vedere quello che ha raccontato.
Evidentemente – osserva l’On. Vinciullo – l’intenzione del dottor Massimo Russo è quella di dismettere la toga per entrare in politica e, di conseguenza, per salvare capra e cavoli, assume decisioni gradite a quei potentati della Sanità privata che, certamente, lo sosterranno nella sua ‘discesa in campo’ e, contemporaneamente, cerca, senza riuscirvi, di non scontentare la popolazione, fornendo notizie che non trovano riscontro nella realtà. Così facendo l’interesse dei Cittadini e il loro diritto alla salute passa in secondo ordine e il ‘piano di stabilità’ costituisce un comodo alibi dietro cui nascondersi. A Russo un consiglio – conclude l’On. Vinciullo – non sono le lobbie, ma la collettività a determinare il consenso e i Cittadini, come hanno già fatto a Palermo, questa prerogativa l’hanno sempre usata nel modo più appropriato, punendo chi li relega nella condizione di sudditi.
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