“Una delle certezze che accompagna la vita degli ambientalisti siracusani è quella di occuparsi periodicamente della discarica di contrada Stallaini, in territorio di Noto. Dopo il primo tentativo risalente al lontano 1988, adesso si è arrivati all’assurdo. Con una brevissima cronistoria ognuno può fare le proprie conclusioni“. Con queste parole il presidente di Natura Sicula, Fabio Morreale, torna sulla questione della discarica per spiegare le novità riguardo la realizzazione dell’impianto.
Nel 2012 la ditta SoAmbiente ottiene dal Dipartimento regionale dell’Ambiente l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) per il “progetto di realizzazione di un impianto di recupero e lo smaltimento di rifiuti non pericolosi (tra cui materiali da costruzione contenenti amianto, ndr) in contrada Stallaini”, a 350 metri dalla riserva naturale di Cavagrande del Cassibile. Il funzionario che rilascia l’A.I.A. è l’architetto Gianfranco Cannova, ora ex funzionario dopo l’arresto nel 2014 nell’ambito dell’inchiesta “Terra Mia” sulle discariche private siciliane, e poi ancora nel 2017 per traffico di rifiuti pericolosi. Secondo quanto emerso dall’inchiesta del 2014, i titolari di grossi impianti di smaltimento avrebbero pagato svariate migliaia di euro per ottenere i favori di Cannova. Tra le autorizzazioni ottenute con metodo corruttivo vi sarebbe stata anche l’A.I.A. per la discarica di Stallaini.
“Tutto risolto, si potrebbe immaginare – riprende Morreale -. Ma siamo nella terra di Pirandello, dove esistono tante verità quanti sono gli uomini“. L’A.I.A. per Stallaini, infatti, venne sospesa non perché era stata ottenuta con metodo corruttivo, ma perché nella società SoAmbiente pare vi fossero soci non in regola con la certificazione antimafia. La società allora, liberatesi dai soci “impresentabili”, si rivolge al C.G.A., dal quale ottiene l’annullamento del provvedimento di sospensione dell’A.I.A. Viene quindi reinserita nella white list, e ottiene, con decreto n. 454 del 04 aprile scorso il ripristino dell’A.I.A. “Siamo al paradosso: una certificazione ottenuta con metodo corruttivo, contro il parere del Comune di Noto e senza l’autorizzazione della Soprintendenza di Siracusa; autorizzazione che quest’ultima non potrà mai concedere perché il Piano Paesaggistico vieta tassativamente di allocare discariche in contrada Stallaini; diventa esecutiva. E infatti la SaAmbiente lo scorso novembre comunica agli enti competenti e ai Carabinieri, forse per difendersi dai “pericolosissimi” ambientalisti che potrebbero intralciare i lavori, l’apertura del cantiere per le opere preliminari. Per fortuna il Comune di Noto ha diffidato la società a iniziare i lavori e, probabilmente, si andrà nuovamente in tribunale – conclude Morreale -. Si ricorda al neogovernatore della Sicilia Musumeci, che nel 2017, quando era presidente della Commissione antimafia, annunciò che avrebbe chiesto di rivedere tutte le autorizzazioni che portano la firma di funzionari coinvolti in vicende giudiziarie. È giunto il momento di passare ai fatti. Con fiducia aspettiamo“.
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