Covid, 95 nuovi positivi a Siracusa e provincia. Cinque morti in 24 ore

Noto, Davide Gianmaria Aricò porta il suo universo pittorico nei bassi di Palazzo Ducezio

Mostra curata da Studio Barnum Contemporary

Artista poliedrico nel panorama dell’arte contemporanea catanese e non solo, Davide Gianmaria Aricò condivide con il pubblico creazioni di particolare impatto visivo, frutto di un magistrale connubio tra diversi stili pittorici che nel corso della sua carriera ha interpretato, in modo del tutto personale, attraverso una costante sperimentazione grafico/pittorica.

L’utilizzo di supporti inusuali, che caratterizza diverse sue opere, costituisce per l’artista una sfida nei confronti della pittura tradizionale, sfida che puntualmente egli affronta con successo, varcando così la soglia di nuovi percorsi espressivi, dai risultati estetici avanguardistici e decisamente fuori dall’ordinario. E’ il caso, ad esempio, della serie Recovery – Art per la cui realizzazione Aricò dipinge su brandelli di vestiti, vecchie porte in legno, tovaglie cerate, guainaplastica edile, pozzetti elettrici, maioliche, mosaico, gres porcellanato, pavimento plastico, ma anche su basi costruite ad hoc, attraverso l’assemblaggio non casuale di floppy disk, microchip e musicassette. Il supporto spesso è intimamente legato al soggetto rappresentato esaltandone ulteriormente le peculiarità.

“Quella di Aricò – lo presenta Eleonora Amato, direttrice del museo Civico di Belpasso – è una tavolozza densa caratterizzata da tonalità accese spesso in contrasto fra loro che rimandano ora al filone Pop – fumettistico, ora alle griglie psichedelico/cinetiche dell’Optical Art (serie Upperground), al Graffitismo americano (serie Urban), nonché alla Fiaba e al Mito (serie Fable). L’interesse per la fotografia incide non poco sia sulla scelta dei soggetti rappresentati ma soprattutto sul taglio compositivo dei suoi lavori, facendo si che quell’istante perfetto, tanto caro a Henri Cartier – Bresson, possa avere una duplice vita: quella fotografica e quella pittorica. Estremamente curioso e iperattivo questo artista osserva la realtà che lo circonda con la curiosità ingenua di un bambino per poi tradurla in immagini con la sapienza e la piena consapevolezza degne di un alchimista. Le sue infatti sono opere, tanto esplicite nella forma quanto enigmatiche nei contenuti. Sono opere che appagano immediatamente l’occhio dell’osservatore per poi catturarne l’attenzione e indurlo ad una riflessione più profonda sul significato spesso ermetico, ludicamente nascosto, in ciascuna di esse, poichè come afferma lo stesso Aricò: l’attività artistica è come un parco giochi per l’anima e per le emozioni”.

Questa, invece, la presentazione di Gastone Ranieri Indoni, critico d’arte e curatore indipendente.

“Tinte forti e colori saturi – dice – disegni moderni e altri che hanno la leggerezza e la malinconia del ricordo. Una cifra riconoscibile nonostante una discontinuità eufonica che spiega e fa trasparire presenza descrittiva ben definita come ci si aspetta da chi estrae sia dalla insistita intima introspezione, sia da un processo analitico che riguarda in egual misura strumenti e materiali come tematiche e stilemi da adattare al soggetto scelto. Una intelligente regìa accompagna i suoi racconti vestiti da sceneggiature che possono essere sfoggiate come abiti da giorno, da sera o by night in sempre più accattivanti coreografie. Più che un pittore è un giocoliere e il suo enorme campo giochi preferito è tutto lo scibile della pittura di genere. E allora l’osservatore di turno può godere di un campionario così vasto e insolito che si propone in una discontinuità di temi altrettanto insolita; ma la domanda che sorge spontanea è: come può un pittore, relegato nel suo solipsismo, riuscire a far convergere la verve narrativa a favore di chi guarda le sue opere, e di catturarne anche l’interesse con magari insita la voglia di comprarle? Davide Gianmaria Aricò impreziosisce i suoi dipinti con qualcosa che non sa di materiale ma che coinvolge in modo insolito; qualcosa che non corrisponde a cosa o a chi, ma dev’essere riuscito in quel famoso tentativo subconscio di parlare al prossimo con pennelli disegni e colori. Tutto qui. Ma tanta creatività in progressione”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo