Disfunzioni organizzative, carenze assistenziali e servizi non ancora pienamente operativi. È questo il quadro denunciato da Cittadinanzattiva – Zona Sud della provincia di Siracusa, che raccoglie le proteste verbali di numerosi cittadini in merito al funzionamento della Casa di Comunità Hub di Noto.
Secondo quanto segnalato dall’associazione, la presenza medica e infermieristica sarebbe garantita soltanto nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 14, e non h24 per sette giorni alla settimana, come previsto dal modello delle Case di Comunità Hub. Una limitazione che, secondo i cittadini, compromette l’effettiva funzione della struttura come punto di riferimento sanitario territoriale.
Ulteriori criticità riguardano la mancata integrazione con i servizi specialistici ambulatoriali, in particolare con cardiologia e diabetologia, settori fondamentali per la presa in carico dei pazienti cronici. A ciò si aggiunge la non completa attivazione del PUA (Punto Unico di Accesso) e la conseguente carenza di integrazione con i servizi socio-assistenziali.
Non sarebbe ancora a regime neppure l’Ospedale di Comunità, elemento cardine dell’assistenza territoriale prevista dalla riforma sanitaria. Infine, vengono segnalate lamentele nei confronti di alcuni medici di medicina generale che organizzerebbero le visite esclusivamente su prenotazione, senza consentire l’accesso diretto ai cittadini.
A sollevare ulteriori interrogativi è anche il mancato insediamento del Comitato di Partecipazione Civica all’interno della Casa di Comunità Hub di Noto, nonostante la delibera n. 1125 dell’11 luglio 2025 adottata dal direttore generale dell’ASP di Siracusa. Un organismo che, secondo Cittadinanzattiva, potrebbe offrire un contributo concreto in termini di proposte e soluzioni alle criticità esistenti.
«Alla luce delle carenze operative, funzionali e strutturali riscontrate – sottolinea il coordinatore di Cittadinanzattiva Zona Sud, dott. Vittorio Padua – è necessario un intervento rigoroso e deciso da parte delle istituzioni competenti, affinché sia pienamente garantito il diritto alla salute dei cittadini».
L’associazione resta ora in attesa di un riscontro ufficiale da parte dell’Azienda sanitaria provinciale.
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