Otto sedi territoriali di Agenzia delle Entrate a rischio azzeramento: si tratta di Canicattì, Taormina, Gela, Milazzo, Patti, Modica, Castelvetrano e Noto.
Il piano di ridimensionamento, presentato dalla stessa Agenzia in ossequio ai principi della spending review, risale ad ottobre 2015 e prevedeva la soppressione di 53 uffici periferici in tutta Italia. Le forti proteste di sindacati e forze politiche hanno portato allo slittamento di queste misure annunciato dal Governo a gennaio.
Sulla ventilata ipotesi di chiusura di otto sedi in Sicilia i parlamentari di Possibile, con primo firmatario l’onorevole Andrea Maestri, hanno presentato ieri un’interrogazione al Ministro dell’Economia chiedendo la sorte delle sedi siciliane interessate dalla riorganizzazione.
“La chiusura dell’ufficio territoriale di Noto, ad esempio, comporterebbe disagi enormi, dato che la sua sede serve l’intera zona sud della provincia – sottolineano – In caso di chiusura, gli utenti sarebbero costretti a percorrere altri 40 chilometri per raggiungere il servizio centralizzato a Siracusa. La sua sostituzione poi con un semplice sportello di ricezione degli atti, avvilirebbe il territorio e i cittadini netini poiché ogni tipo di contestazione e chiarimento su notifiche o cartelle fiscali andrebbe comunque discussa nella sede provinciale di Siracusa“.
Nell’interrogazione si afferma che “la spending review applicata in questo ambito, oltre a rappresentare un risparmio irrisorio, provocherebbe l’abbandono del territorio e l’indebolimento della lotta all’evasione, oltre che pesanti ricadute sui dipendenti e i cittadini”. I parlamentari ricordano le parole pronunciate dal presidente della Corte dei Conti nella sua relazione annuale a febbraio 2016, dove affermava che è stata finora “un parziale insuccesso“, con ricadute negative per i servizi ai cittadini, che il taglio della spesa “non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi, quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività“.
L’interrogazione si chiude con l’invito al Governo a valutare di intervenire per interrompere il piano di tagli previsto da Agenzia delle Entrate su questo versante.
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