L’assessore regionale ai Beni culturali, Antonio Purpura, ha firmato il decreto che fissa i confini territoriali del parco archeologico di Akrai, Eloro e Villa del Tellaro (Noto, Avola, Palazzolo Acreide e Buscemi) per il riconoscimento dell’autonomia gestionale.
Adesso occorrerà il parere del consiglio regionale dei Beni culturali e ambientali, operativo a partire dal prossimo giugno.
“La notizia di un nuovo decreto di perimetrazione che interessa un’area archeologica di grandissimo interesse quale quella di Akrai, Eloro e Tellaro non può che essere salutata con l’entusiasmo che merita, soprattutto da me. Durante il mandato di assessore regionale ai Beni Culturali, conclusosi ad aprile del 2104, ho impresso una significativa accelerazione all’attuazione del sistema dei Parchi archeologici siciliani, istituito dalla legge 20 del 2000, titolo II; sono stati istituiti i parchi di Naxos, Himera, Segesta e Selinunte, che avevano concluso l’iter normativo, e perimetrati i parchi di Solunto, Monte Iato, Valle dell’Aci, Catania, Leontinoi e Siracusa. Ci sono voluti 13 anni ma ci siamo arrivati ed è altrettanto chiaro che si tendeva a riproporre l’esempio felice dell’ente parco autonomo di Agrigento, l’unico formalmente istituito, che, gestendo direttamente i proventi dei biglietti venduti, ha rafforzato la promozione, i flussi turistici, assicurando un livello alto di manutenzione del sito” così commenta Mariarita Sgarlata, presidente dell’associazione Democratici per la città.
“Come detto più volte – conclude la Sgarlata – il decreto di perimetrazione è solo il primo step della legge, che prevede anche un parere espresso dal Consiglio regionale dei Beni Culturali, prima della definitiva istituzione del parco. Nel frattempo le aree perimetrate, non giuridicamente formalizzate da alcun decreto di istituzione, sono ricondotte alla gestione delle Soprintendenze e Musei nei cui compiti rientrano anche quelli della valorizzazione e fruizione, oltre che di tutela. Se in poco tempo non si è arrivati al decreto finale per i parchi precedentemente citati è perché la composizione elefantiaca (53 membri) del Consiglio, una volta giunto a scadenza naturale e non più rinnovato dal 2009, rendeva difficile recuperarne le funzioni. L’articolo 61 dell’ultima finanziaria regionale ha finalmente modificato la legge del 1977 in materia di composizione del Consiglio regionale dei Beni Culturali, riducendone i membri ad un massimo di 15. Quindi un’altra porta si apre per il raggiungimento dell’obiettivo. Ma ne resta chiusa un’altra, che smorza gli entusiasmi di chi crede nei parchi archeologici e paesaggistici come volano dell’economia (c’è ovviamente chi non lo pensa affatto). È una porta difficile da aprire, un forziere serrato, che richiederà vere e proprie mobilitazioni e un impegno straordinario nei territori. È la porta del bilancio regionale che, in una Sicilia in profonda crisi, conta moltissimo sui proventi dei nostri principali siti archeologici e non rinuncerà facilmente a quelle entrate sicure che da anni finiscono, per il 70%, nel calderone delle finanze regionali. È questa la vera e nuova sfida che ci attende”.
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