“È fondamentale ribadire la grande azione di collaborazione coordinata dalla Prefettura e dal prefetto Valerio Romeo di Imperia, l’abbraccio dei genitori e il bacio mandato dalla madre dopo che Allan è ritornato tra le loro braccia ci ha ripagato di questi giorni di ricerche”. A raccontarlo è il vicequestore Paolo Arena: netino, per anni ha diretto i commissariati di Pachino, prima, e poi della sua Noto, per poi passare a Jesi e, adesso, a Ventimiglia.
Città ligure che ha vissuto alcuni giorni movimentati per la scomparsa del piccolo Allen Brend, 5 anni, allontanatosi dal camping che aveva raggiunto insieme con i genitori per trascorrere alcuni giorni di vacanza e andare alla scoperta della Liguria. Venerdì l’allarme, ieri domenica dopo quasi 48 il lieto fine. Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Protezione Civile e Vigili del Fuoco, i volontari della Protezione Civile: un lavoro di squadra, continuo sin dal primo minuto in cui è scattato il protocollo per le ricerche.
“Siamo partiti dall’ultimo luogo in cui il piccolo era stato visto e dalle immagini del sistema di videosorveglianza che ci indicavano come il piccolo avesse preso la direzione della collinetta. Non c’erano altre immagini di un possibile ritorno: sapevamo che non era dunque sceso e quindi le ricerche si sono concentrate in quel raggio, grazie anche ai cani molecolari. È stato ritrovato a circa 3 chilometri, sotto la vegetazione in un casolare abbandonato”, racconta il vicequestore Arena.
È toccato a lui interfacciarsi con l’equipe medica per la gestione delle ricerche di un bambino. “Abbiamo così definito la necessità di evitare caos e disordine, nonostante la paura che fosse successo qualcosa di irreparabile e comprendendo bene il coinvolgimento di una comunità che è stata vicina dal primo all’ultimo momento alla famiglia e ai ricercatori. Ascoltando gli esperti, ascoltando il racconto dei genitori, le ricerche hanno preso una direzione diversa: cercavamo un luogo che potesse essere un nascondiglio per un bambino che spesso si chiudeva in se stesso e che parla molto poco”, ha aggiunto.
Ieri mattina la svolta, i volontari di Protezione civile che si calano nell’anfratto ed escono con il piccolo in braccio. “La mia sensazione, ma ripeto è mia e personale, è che il piccolo Allan non si sia nemmeno accorto di quello che è successo – conclude Arena -. È stato bello l’abbraccio con i genitori, il bacio che ci ha mandato la madre, così come l’abbraccio collettivo della comunità che per 48 ore ha partecipato emotivamente alle ricerche. Ha avuto resistenza per percorrere 3 chilometri a piedi, adesso sta bene, un po’ disidratato ma quello che importa è che adesso è tra le braccia dei genitori, cancellando tutti i cattivi pensieri e le altre possibili piste sulla scomparsa”.
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