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“La città tutta in un momento miseramente precipitò”: 11 gennaio 1693, il terremoto che distrusse Noto Antica e il Val di Noto

La città venne ricostruita a valle, dopo un paio di anni. Ma lì sul Monte Alveria ci sono le origini della comunità netina

“… fece un terremoto così orribile e spaventoso che il suolo a guisa d’un mare ondeggiava, li monti traballando si diroccavano e la città tutta in un momento miseramente precipitò con la morte di circa mille persone…”. Sono riassunte in queste poche parole del frate Filippo Tortora, la violenza del terremoto dell’11 gennaio 1693 che distrusse il Val di Noto e l’impotenza delle persone che videro frantumarsi abitazioni, edifici ecclesiastici e mura di cinta di quella Noto città medievale e “mai espugnata con la forza” costruita sul Monte Alveria.

Un terremoto fortissimo, devastante: la scossa più forte alle 13:30 circa, una potenza del 7,32, preceduta da uno sciame sismico cominciato pochi giorni prima (il 9). Venne giù tutto: la chiesa Maggiore, la chiesa del Crocifisso, la casa Comunale, la chiesa del Carmine, il Castello reale, ma anche una serie di palazzi nobiliari. A salvarsi solo alcune mure, tra cui le fortificazioni che difendevano la città e la rendevano inespugnabile. Il sacrificio umano fu immenso: circa 60mila in tutto il Val di Noto, più di mille nella Noto Antica.

Noto e i netini dimostrarono però tutta la loro grande forza d’animo, ricostruendo la città più a valle, sul colle Meti, in pieno stile tardo Barocco, con una nuova pianta urbanistica e una nuova dimensione di città. Anche se non fu semplice convincere tutti a spostare la vecchia città…ma quella è un’altra storia che andrebbe raccontata e approfondita a parte.

E ora? A distanza di oltre 300 anni, a Noto Antica restano le mura e i risultati di qualche campagna scavo-scuola, in attesa che grazie ai fondi del Pnrr si possa finalmente lanciarne la fruizione (sono 4 i progetti approvati con oltre 3milioni di euro in arrivo). Nel frattempo è arrivato in visita anche Zahi Hawass, è stato finanziato dalla Regione Siciliana un progetto per l’utilizzo per scopi turistici di un rudere che permetterà di attivare una serie di percorsi storici e c’è anche un film, regia di Sebastiano Deva, in realtà aumentata che fa rivivere quei terribili attimi. Senza dimenticare il progetto Efian, che ha portato alla ricostruzione 3d di alcuni edifici e del collegamento stretto con l’ormai riaperto Museo Civico Archeologico di corso Vittorio Emanuele.


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