Inchiesta sulla mostra “L’impossibile è Noto”: la Procura restituisce 10 opere d’arte

I curatori ribadiscono di non essere indagati per alcun reato ma si rammaricano di essersi fidati del produttore della Mostra Filippini

La Procura della Repubblica di Siracusa, dopo accurate indagini tecniche, ha in questi giorni accolto la richiesta di restituzione di 10 opere d’arte contemporanea, di proprietà di Massimo Carpi, sequestrate nell’autunno scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla mostra “L’impossibile è Noto”.

In particolare, gli accertamenti tecnici hanno permesso di appurare come le opere di proprietà del noto collezionista romano fossero tutte autentiche e di legittima provenienza. Le opere, oggetto della restituzione disposta dalla Procura della Repubblica di Siracusa, sono dei veri e propri capolavori della prima metà del novecento di primari artisti italiani (Balla, Boccioni, Carrà) e internazionali (Jacob, Picasso, Kandinskij, Paul Klee) e hanno un valore complessivo di diversi milioni di euro.

Piena soddisfazione esprimono gli avvocati Alvise Troja, del Foro di Siracusa, Francesco Emanuele Salamone, del Foro di Roma, difensori di Massimo Carpi, proprietario delle opere sequestrate, e autori dell’istanza difensiva che ha portato alla restituzione dei capolavori.

Anche i curatori della mostra Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta esprimono la propria soddisfazione per il dissequestro – in quanto ritenuti anche dalla Procura della Repubblica di Siracusa certamente autentici – dei 10 capolavori di arte contemporanea, sequestrati a ottobre, che i curatori avevano direttamente selezionato dalla collezione Carpi per la mostra “Impossibile è Noto”.

I curatori sottolineano, inoltre, che delle 80 opere (76 dalla collezione M. Carpi e 4 da altra collezione privata) da essi direttamente selezionate per la mostra solo 4 restano sotto sequestro (un disegno di Fortunato Depero, un disegno di Luigi Russolo, un disegno di Hans Richter, un disegno di Mirò) per maggiori accertamenti in merito alla loro autenticità.

I curatori affermano, inoltre, che di queste 4 opere, 3 sono fornite di autentica e al momento della selezione erano già state scelte da altri curatori ed esposte in mostre istituzionali in Musei pubblici: Palazzo delle Esposizioni di Roma, Galleria Civica di Modena e Museo Archeologico di Aosta e sottoposte all’ufficio delle Belle Arti per esportazione temporanea per mostre in Istituti di Cultura all’estero.

I curatori si dichiarano del tutto estranei alla selezione delle ulteriori 12 opere tutt’ora sotto sequestro di cui 4 opere di De Chirico dichiarate false dalla Fondazione De Chirico, le quali nelle schede prestito e nelle schede assicurative risultavano come autentiche e “non attribuite”. Tali opere infatti sono state scelte dalla produzione della mostra Sicilia Musei tramite contatti a loro del tutto estranei secondo quanto da contratto era nella facoltà del produttore stesso.

I curatori hanno chiesto la documentazione ripetutamente a Gianni Filippini, presidente di Sicilia Musei, che attestava l’autenticità delle opere ottenendo risposte positive verbali. Dichiarano altresì di aver respinto, evitandone l’esposizione in mostra, altre 3 opere, presentategli come “Mirò”, “Boccioni” e “Klimt” da Filippini, poiché non apparivano convincenti ed erano sprovviste di documentazione. L’opera di “Mirò” è stata sequestrata in casa di Filippini a Noto il giorno stesso del sequestro nel Museo.

I curatori dichiarano, inoltre, che l’olio il “Grande Metafisico di De Chirico” non era nel progetto iniziale della mostra ed è stato inserito dalla produzione nei giorni successivi all’inaugurazione e che Filippini, fino a luglio 2019, non li ha messi a conoscenza della procedura di indagine e richiesta di informazione bibliografiche relative a tutte opere da parte della Procura e che gli ha chiesto di fornire la documentazione bibliografica sulle opere considerate dubbie della collezione Carpi e si è occupato lui direttamente di fornire la bibliografia delle opere da lui portate.

Detto questo i curatori ribadiscono di non essere indagati per alcun reato e si rammaricano di essersi fidati del produttore della mostra, anche con riferimento all’asserita autenticità delle opere, poi dichiarate false e dubbie di provenienza, di: Sergio Tripodo, Brigida Cassenti, Francesco Paolo Li Vigni (Il Grande Metafisico di De Chirico) e della società FMS LTD (Studio Neoclassico di De Chirico, i due “Il trovatore” del 1952 di De Chirico) e di quelle dubbie (Paesaggio 1911 (Vasilij Kandinskij) – Astratto, 1920 (Vasilij Kandinskij) – Personajes 1949 (Joan Mirò) – Orologio molle (Salvador Dalì) – Visage de femme, 1950 (Salvador Dalì) – proprietà Fms Ltd – Le coq, 1933 (Joan Mirò) – Composizione, 1934 (Joan Mirò) – Personnage, 1935 (Joan Mirò) – intermediazione di Sergio Tripodo e Brigida Cassenti).


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