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“Flora, fauna e cemento”, una nuova mostra targata Aldo Premoli al Museo civico di Noto

Questa mostra invita a riflettere sulle responsabilità che tutti abbiamo in quel che sta accadendo

Con l’avvento dell’Antropocene (l’era geologica in cui l’uomo è divenuto protagonista assoluto) il dominio di homo sapiens sulla natura si avvia al suo compimento.

Al centro dell’esposizione stanno la bellezza e le criticità del territorio siciliano. La Sicilia, il suo paesaggio e la sua popolazione, divengono qui paradigma per l’intero pianeta. Perché questa isola è sotto molti aspetti un paradiso, ma è per altri è una terra ferita dall’aggressione di attività umane sconsiderate.

Questa mostra invita a riflettere sulle responsabilità che tutti abbiamo in quel che sta accadendo.

Ma c’è un secondo livello di lettura. L’ambiente che ci circonda un tempo veniva definito paesaggio.  Secondo alcuni il paesaggio esiste attraverso le sue forme di rappresentazioni letterarie o proprie delle arti visive. Secondo altri questo paesaggio estetizzato è un feticcio culturale che pretende inutilmente di ibernare l’esistente arrestando il corso degli eventi. La stessa rappresentazione della “figura umana” risente della modificazione dell’ambiente che l’avvolge. “Uomo” e  “Natura” si confrontano oggi con una nuova consapevolezza.

Di tutto questo parlano i 30 artisti e le oltre 100 opere che si allineano in questa esposizione  articolata,  ma pensata per essere compresa da tutti: dai 3 a i 100 anni.

Nell’atrio d’ingresso la struttura in ferro riciclato e led di Alice Valenti accoglie i visitatori a ricordare il complesso rapporto che lega turismo e ambiente. Lì accanto nella Saletta San Corrado la video-installazione di Ivan Terranova racconta di luoghi un tempo abitati dal lupo siciliano (Canis lupus cristaldii), il cui ultimo esemplare è stato abbattuto cento anni fa. La crisi ambientale che stiamo vivendo è anche una crisi di relazione con altri esseri viventi che pure esistono e si rivelano solo nella notte.

Sulla scalinata che conduce ai piani superiori le sculture di Jano Sicura fioriscono i muri ricchi di memoria di questa costruzione.

Nell’ammezzato. La sezione dedicata all’acqua al fuoco e alla pietra. Scatti di incendi (una piaga ben nota sull’ isola) “dipinti” con il cellulare da Salvatore Lanteri  durante l’estate 2022. Lì accanto quattro straordinari filmati costruiti da Diego Perez compongono una “poesia” sulle fonti d’acqua rurali nell’isola. Nella stessa sala Salvo Alibrio propone le sue allucinate astrazioni sui  muri a secco,  gioielli dell’architettura rurale di quest’isola, mentre Gaetano Gambino stupisce con un nucleo di stampe in bianco e nero che raccontano delle ferite inferte al paesaggio siciliano da sconsiderate attività umane.

Sala grande al piano nobile. La mostra qui esplode con la migliore pittura contemporanea siciliana qui raccolta in una riflessione corale. Da Palermo arrivano le straordinarie opere di Alessandro Bazan, Andrea Di Marco, Fulvio Di Piazza, Laboratorio Saccardi, Igor Scalisi Palminteri, Ignazio Cusimano Schifano. Da Catania i lavori di Giuliano Cardella e i contributi “al femminile” delle eccellenti Barbara Cammarata e Alice Valenti. Presenti anche questa volta i due esponenti di punta della scuola di Gela: Giovanni Iudice ed Emanuele Giuffrida. Da Modica i superlativi lavori di Giovanni Blanco, Giuseppe Colombo e Giovanni Viola. Non hanno voluto far mancare il loro contribuito i sicilianissimi e ormai iper noti Giuseppe Veneziano,  Filippo La Vaccara e Francesco Lauretta con contributi giunti rispettivamente da Milano e Firenze. Della produzione della diaspora siciliana fanno parte anche i taglienti paesaggi di Giorgio Distefano e quelli sognanti di Giuseppe Costa. Completa il tutto Angelo Bellobono con la sua opera dove l’artista “attraversa” il paesaggio siciliano e lo fa  tanto con l’acquarello che con il video.

Nella Galleria E. Pirrone il paesaggio siciliano nella fotografia di Giuseppe Leone. Venticinque straordinari scatti di Giuseppe Leone dialogano nella Galleria che raccoglie i bronzi del maestro Giuseppe Pirrone. Al lavoro di Leone hanno attinto in moltissimi: reporter e paesaggisti, persino chi ha flirtato con la pubblicità confezionando un immaginario siciliano poi esportato in ogni parte del mondo. L’omaggio rivoltogli in questa sezione della mostra era quindi doveroso. Giuseppe Leone (Ragusa, 1936) ha pubblicato oltre 50 volumi, e realizzato mostre ovunque nel mondo. Ha in questo modo scolpito per sempre, a partire degli anni ‘50 i paesaggi e i costumi della Sicilia. Dall’inizio degli anni ’70 poi l’incontro con Antonino Uccello  lo spinge verso la fotografia antropologica, quella che indaga costumi e le condizioni sociali della Sicilia interna. La sua fotografia avvolge di una intensa pietas i soggetti scelti, soprattutto quando rappresentano il mondo che viene soppiantato dall’incedere della modernità. Da sempre per Leone –  in questo modernissimo – il paesaggio non è il fondale inerme delle azioni degli uomini, ma è un elemento vivo che con essi interagisce modificandoli ed essendone modificato.

Nel Belvedere della biblioteca (mai utilizzato in precedenza) una complessa installazione scultorea di Giovanni Galizia chiude l’esposizione accogliendo i visitatori di fronte a un panorama mozzafiato.

Per la generosità dimostrata si ringraziano Emma Averna, Giovanni Bonelli, Emanuele Carnemolla, Serena Carnemolla, Gianluca Collica, Maurizio d’Agata, Corrado Ferla, Fabrizio Marino, Giuseppe Lo Magno, Paolo Perrelli, Maria Giuseppa Parra e Matteo Sammartano, Renato Tedeschi . Un ringraziamento speciale a al Sindaco e Assessore alla Cultura di Noto Corrado Figura.

 


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