Almeno una decina di estorsioni consumate e tentate ai danni di imprenditori e commercianti sono state scoperte dai Carabinieri della Compagnia di Noto che, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, hanno eseguito misure cautelari a carico di quattro pregiudicati della zona. Gli arrestati, è stato accertato, per convincere le vittime a pagare non esitavano a porre in essere comportamenti violenti e vessatori.
Nel corso della mattinata odierna, i Carabnieri della Compagnia di Noto, coadiuvati da personale del Nucleo Carabineri Cinofili di Nicolosi, hanno dato esecuzione a 4 provvedimenti cautelare emessi dal Gip di Siracusa, su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha concordato con le risultante investigative della Stazione Carabineri di Rosolini, per i reati di estorsione e tentata estorsione commessi nel Comune di Rosolini tra marzo e giugno.
Nello specifico Bruno Monti, classe 1975, attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S., con obbligo di soggiorno nel comune di Rosolini e Massimo Di Mare, classe 1976, sono stati tratti in arresto in quanto destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: Benedetto Polizzo, classe 1980, è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso la propria abitazione; a B.G., calle 1976, è stata notificata la misura cautelare dell’obbbligo di presentazione quotidiana alla P.G..
A carico dei 4 indagati, tutti noti alle forze dell’ordine per i numerosi precedenti di polizia, sono stati acquisiti concreti elementi investigativi dali da identificarcli a vario titolo di 5 estorsioni e 4 tentate estorsio consumate da marzo e giugno scorso nel comune di Rosolini ai danni di piccoli imprenditori del posto.
L’indagine trae orgine da una puntuale e tempestiva attività info-investigativa condotta dal Comando Stazione Carabineri di Rosolini, in stretta sinergia con il Sost. Procuratore Dott.ssa Margherita Brianese – e sotto la direzione del Procuratore Capo – Dott. Francesco Paolo Giordano – mirante a reprimere il nascente fenomeno delle estorsioni in pregiudizio di commercianti e privati cittadini del luogo, perpretate da alcuni soggetti pluripregiudicati del posto. La frenetica attivtà criminale degli indicata e la loro spregiudicatezza nel portare a compimento i reati, hanno messo in luce la pericolosità sociale degli stessi, i quali hanno ingenerato nella popolazione un grave e allarme sociale che, in molti casi, spingeva le vittime a non formalizzare denuncia contro gli estorsori per timore di immediate ritorsioni degli stessi.
Il “modus operandi” posto in essere dagli indagati si concretizzava in due modalità: l’ormai noto metodo del “cavallo di ritorno”: alla vittima veniva sottratto un bene e chiesto il pagamento di un corrispoettivo in denare per rientrarne in possesso; il classico pagamento del “pizzo”, una somma di denare data come garanzia per poter stare tranquilli e al fine di poter esercitare senza problematiche di sorta la propria attività imprenditoriale.
Tutti gli episodi acclarati dagli investigatori sono accumunati da una condotta particolarmente violenta ed aggressiva degli indagati i quali, al fine di convincere le vittime a sottostare a quanto da loro richiesto, non esitavano a ricorrere alla violenza, anche fisica, ingenerando nella cittadinanza una diffusa percezione di insicurezza. L’attività si è strutturata sia attraverso l’acquisizione delle denunce da parte delle vittime sia attraverso tradizionale attività d’indagine d’iniziativa volta alla raccolta di elementi di prova a carico degli indagati al fine di accertare le loro responsabilità penali, con particolare riferimento alla costituzione di un vero e proprio gruppo criminale dedito prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio, ed in particolare furti e di estorsioni.
L’indagine, condotta con metodi investigativi tradizionali nonché con l’ausilio di apparecchiature tecniche, ha evidenziato come esista tra gli indagati una sorta di rapporto di sudditanza nei confronti del loro leader Monti Bruno: quest’ultimo, infatti, appare avere un ruolo preminente atteso in paese è molto temuto sia perché arrestato più volte, sia perché molto violento e prevaricatore, per nulla rispettoso dell’ordine costituito.
Estorsione consumata con il metodo del c.d. cavallo di ritorno in pregiudizio di R.G., imprenditore edile: Estorsione commessa da Monti e Di Mare, quali mandanti, con la partecipazione di Polizzo Benedetto, quale intermediario. In data 22 marzo 2015 R.G. denunciava ai Carabinieri il furto di un puledro, di un calessino, di ornamenti per il puledro e di un condizionatore asportati da ignoti malviventi dall’interno di una casa rurale. La sera del 23/03/2015 la vittima R.G. veniva avvicinata dall’indagato Polizzo il quale era stato incaricato da Monti e Di Mare a fare da intermediario per chiedere alla vittima la somma di 300 euro per la restituzione della citata refurtiva, somma che R.G. doveva versava a Polizzo. Il giorno seguent R.G. non si presentava all’appuntamento concordato con Polizzo ma decideva di recarsi presso i carabinieri per riferire sull’accaduto. Conseguentemente venivano effettuate delle perquisizioni domiciliari a carico di Monti Bruno e Di Mare Massimo per la ricerca del puledro, purtroppo con esito negativo. Nella stessa serata del 24 marzo 2015, le perquisizioni subite dagli indagati e la riottosità a pagare della vittima generavano quale ritorsione il grave ferimento a morte del puledro, nella circostanza fatto ritrovare nel luogo da dove era stato asportato, nonché la commissione di un altro furto in danno della vittima, questa volta all’interno del proprio camion, da dove venivano asportati numerosi attrezzi da lavoro. Nel pomeriggio del 25 marzo 2015 R.G. recepiva il “messaggio” e decideva di pagare la somma di 300 euro consegnandola a Polizz. Al fine di riavere indietro il resto della refurtiva R.G. concordava con Polizzo l’esborso di ulteriori 200 euro da consegnare a rate nella misura di 50 euro a settimana, secondo le modalità dettate dagli indagati.
Pestaggio in pregiudizio del sig. G.G., commerciante, avvenuto il giorno 27 marzo 2015: In data 27 marzo 2015 il sig. G.G. è stato vittima di un pestaggio per futili motivi da parte degli indagati. Nella circostanza, sebbene non è stato possibile accertare le ragioni dell’aggressione subita, le parole minacciose pronunciate da Monti denotano un intento chiaramente ritorsivo basato su un presupposto infondato, ossia quello di una supposta “delazione” a carico degli indagati da parte di G.G., il quale, in realtà, non li aveva mai denunciati.
Estorsione tentata in pregiudizio di P.V., pensionato, con il metodo del c.d. cavallo di ritorno: Il 28 marzo 2015 il sig. P.V. subiva il furto del proprio camion che avrebbe potuto riavere se avesse versato la somma di 1.000 euro che, per il tramite di un intermediario, sarebbero stati consegnati successivamente a Monti e Di Mare. Il reato non si è concretizzato in quanto la vittima, sebbene più volte invitato a pagare, non ha inteso sottostare alla volontà dei suoi estortori rinunciando a rientrare in possesso del camion.
Estorsione consumata in pregiudizio di F. A., commerciante: In data 03 aprile 2015 gli inquirenti riuscivano a persuadere a denunciare i fatti reati F.A., commerciante del luogo, vittima di estorsione da parte degli odierni indagati. La vittima, a seguito delle numerose e velate minacce d’incendio delle proprie attività, era stato costretto a pagare la somma di 1.000 euro consegnata in due rate da 500 euro a Di Mare e Monti.
Tentata estorsione in pregiudizio di P.G., titolare di impresa funebre: L’attività investigativa d’iniziativa condotta dai carabinieri consentiva di raccogliere elementi di prova a carico degli indagati responsabili di tentata estorsione in danno di un imprenditore locale titolare di una agenzia di onoranze funebri. La vittima, più volte sollecitata dagli inquirenti, denunciava di essere stato oggetto di atti intimidatori e minacce (danneggiamento seguito da incendio di un ufficio dell’agenzia) ma che non era intenzionato a sottostare alle richieste estorsive avanzate dagli indagati Monti e Di Mare i quale pretendevano dalla vittima 500 euro per ciascun servizio funerario, con la promessa che avrebbe ottenuto il monopolio in Rosolini della specifica attività.
Tentata estorsione in pregiudizio di C.A. titolare di pubblico esercizio (bar): Il 6 maggio 2015 il sig. C.A., titolare di un bar, denunciava di essere stato vittima di un tentativo di estorsione da parte di Di Mare il quale avrebbe preteso la somma di 300 euro al mese in cambio di “protezione”. La riottosità della vittima generava forme di ritorsione da parte di Di Mare il quale, con la scusa di consumare, più volte si è recato all’interno del bar per porre in essere comportamenti molesti nei confronti di altri avventori.
Estorsione consumata in pregiudizio dell’anziano pensionato G.G: Nel prosieguo delle indagini è stato accertato altresì la sussistenza del reato di estorsione ad opera di Monti e Di Mare in pregiudizio del sig. G.G., anziano del posto noto per il suo carattere estremamente mite e timoroso. I Carabinieri anche questa volta riuscivano a convincere la vittima a denunciare i fatti. L’anziano riferiva di avere subito continue minacce da parte di Di Mare il quale avrebbe prospettato alla vittima la possibilità di coinvolgerlo in un procedimento penale per reati ambientali con dichiarazione accusatorie, ovviamente ingiuste ed infondate. Con tale scusa gli indagati riuscivano ad estorcere, in più riprese, la somma contante di oltre 1.000 euro.
Tentata estorsione in pregiudizio di L.G., parrucchiere: Nel prosieguo delle indagini è stato accertato altresì la sussistenza del reato di estorsione ad opera degli indagati Monti e Di Mare in pregiudizio del titolare di un negozio di parrucchiere al quale gli stessi avevano chiesto il pizzo nella misura di €. 10 al giorno per un importo totale di 300 euro al mese. Il reato è rimasto allo stadio del tentativo in quanto la vittima, sebbene più volte minacciato, non ha inteso sottostare alla volontà dei suoi estortori denunciando i fatti reato.
Estorsione commessa in pregiudizio di S.C., titolare di esercizio pubblico (bar): La sig.ra C.A. titolare di un bar denunciava di essere stata vittima di estorsione da parte degli indagati Di Mare e Monti, i quali avrebbe preteso la somma di 300 euro al mese, in cambio di “protezione”. L’intervento di persuasione dei Carabinieri consentiva di raccogliere la denuncia della vittima e di acquisire importanti elementi di prova a carico dei suddetti.
Estorsione consumata in pregiudizio di Z.C. noto imprenditore locale: Le indagini consentivano altresì di acclarare la consumazione di un’altra estorsione commessa da Di Mare e Monti, in danno di un imprenditore del posto, costretto a pagare mensilmente la somma di 300 euro (pagata da Maggio a Giugno 2015). Anche in questo caso i Carabinieri riuscivano a convincere la vittima a denunciare i fatti nella loro interezza e a non cedere più alle richieste estorsive.
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