Al poeta netino Francesco Adragna il Premio Internazionale Salvatore Quasimodo

Ha partecipato con una poesia scritta in napoletano dal titolo "Lacreme", dedicata all'uomo ed al suo metaforico viaggio nella vita terrena

Che l’uomo sia capace di stupirsi per qualcosa da lui stesso provocato è risaputo. Che quello strazio diventi una metafora della sua vita un po’ meno: così Francesco Adragna, poeta netino che insegna al nord, si è voluto cimentare in una poesia scritta in napoletano quasi per gioco, andando poi a vincere la sezione in vernacolo del Premio Internazionale Salvatore Quasimodo.

La poesia si intitolata “Lacreme” e punta tutto sull’ermetismo umano, con una metafora ben precisa: la chiave che chiude una porta, quindi provoca qualcosa, ma che poi piange. Un po’ come l’uomo, insomma.

Il premio che si è svolto in Umbira, al Centro Europeo Tuscolano, sede dell’Accademia della Musica e degli Autori di Mogol, ed Adragna ha ricevuto il riconoscimento proprio da Alessandro Quasimodo figlio del Nobel e dal poeta ed editore Giuseppe Aletti.

In questi giorni Adragna ritornerà a Roma per ritirare un altro premio, quello per la sua poesia “Anima Crisalide” e con cui ha partecipato al prestigioso Concorso Letterario delle Residenze Gregoriane di Tivoli a Roma. Un testo forte, introspettivo, in cui l’uomo è soggetto quasi passivo del suo cambiare, del suo divenire. Ed i progetti del poeta netino non finiscono certo qui: pronti tre testi  tra cui una silloge poetica a tema, un testo dedicato alla figlia e alla genitorialità e un’opera autobiografica sul mondo della scuola.


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