Noto, questione Trigona, tra la lettera aperta del sindaco Bonfanti e il consiglio comunale di domani pomeriggio

Tra una settimana scade l'ultimatum per il rientro di Pediatria e punto nascita

Si torna a parlare del Trigona in consiglio comunale, si continua a parlarne ormai da mesi in qualsiasi angolo della città: a fine mese scade l’ultimatum per il rientro di Pediatra e punto nascita ma il sindaco Corrado Bonfanti avverte, con una lettera aperta, che “la comunità netina non può essere ancora una volta mortificata”.

Intanto a Rosolini, in consiglio comunale, è passata una mozione che di fatto sostiene la tesi sulle criticità per l’ospedale unico Avola-Noto ed emerse dopo l’approvazione della nuova rete ospedaliera siciliana.

Criticità di cui si parlerà domani sera in consiglio comunale a Noto: sono stati invitati i sindaci della zona sud della provincia, il manager Asp Salvo Lucio Ficarra e anche i deputati regionali della zona. Un consiglio comunale, a dire il vero nemmeno il primo sulla vicenda ormai annosa, da cui dovrebbe scaturire l’ennesima presa di posizione sulla questione Trigona e sul nosocomio unito Avola-Noto.

La posizione del sindaco Bonfanti è trapelata attraverso una sua lettera aperta inviata pochi giorni fa. Eccola.

“In questi ultimi mesi, si è molto dibattuto sulla questione della rifunzionalizzazione dell’ospedale riunito Avola/Noto, alla luce del Decreto Razza dello scorso gennaio 2019, nella sacrosanta considerazione che, seppure non condiviso, quest’ultimo sarebbe stato apripista di un dibattito più completo e complessivo che affrontasse definitivamente la questione sanità della zona Sud di questa martoriata provincia. Accade, invece, l’imponderabile!

Il trasferimento dei reparti di Pediatria e Ostetricia e Ginecologia dallo stabilimento di Noto a quello di Siracusa, soluzione immediata e, tutto sommato, semplice, adottata dall’Azienda Sanitaria Provinciale a seguito della carenza di medici pediatri. Massimo sconforto da parte della comunità netina che deve subire il “saccheggio” di quel poco di sanità ancora vitale, nonostante tutto, con la solita rassicurazione che si tratta di cosa momentanea quantificando anche i tempi massimi di ripristino del mal tolto: trenta giorni.

L’esperienza e la storia, fanno torcere il naso ai più smaliziati anche se la sottoscrizione di un documento da parte dei sanitari provinciali e l’ufficialità di un comunicato stampa aziendale, questa volta fanno ben sperare. Passano delle settimane di intensi contatti e di appassionate sollecitazioni fino a quando il 20 marzo, dal presidio di Noto parte una missiva indirizzata agli organi sanitari siracusani nella quale viene comunicato che “ci sono le condizioni per poter riaprire il reparto di Noto (Pediatria) a partire dal 28 marzo”. A seguire, e nei tempi previsti, ci sarà anche la richiesta di riaprire il reparto di Ostetricia e Ginecologia. In poche parole un processo di “osmosi inversa” rispetto alla prima comunicazione del 26 febbraio, peccato originale, ma come tale, le scritture insegnano, inevitabile per la salvezza dell’umanità. Quale scuse accamperanno dal “quartier generale” questa volta? La questione, incardinata sui giusti binari dell’adeguata ed efficiente offerta sanitaria, sta velocemente scivolando verso la mortificazione della dignità di una popolazione, di un’intera comunità netina, ancora una volta aggirata, beffeggiata.

Mai mortificare l’intelligenza e la pazienza di una comunità con manovre poche chiare e trasparenti; guai a chi si presta a questo gioco di bassa lega per accattivarsi complicità politiche. In tutta questa confusione, pare si sia persa l’unitarietà dell’ospedale riunito, “due anime e una capanna”, troppo assordante il silenzio di una delle “anime”. La rivendicazione, da parte di tutta la zona Sud, di tutti i Sindaci e dei Consigli Comunali, in testa alle loro comunità, di servizi sanitari adeguati e rispondenti, quantitativamente e qualitativamente, alle esigenze della popolazione, stanziale e stagionale, ha prospettiva di successo, prima di tutto e soprattutto se gli interlocutori seduti al tavolo siano o meno credibili e affidabili.

Una fievole ma positiva speranza c’è; non uccidiamo anche questa per favore!”.

 


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