Noto, incassava i soldi da una cliente ma non li versava all’azienda. Denunciati una guardia giurata e il complice

Dagli accertamenti compiuti dagli agenti, emergeva come il titolare dell’istituto dal quale dipendeva la guardia giurata, che aveva assorbito in sé un dismesso istituto di vigilanza, non aveva mai riscosso le somme pagate mensilmente dalla donna

Immagine di repertorio

Nella giornata di ieri, al termine di un’articolata attività investigativa, personale di Polizia del commissariato di Noto, ha denunciato in stato di libertà all’autorità giudiziaria competente C. F., netino di anni 48, guardia giurata; e P. V., netino di anni 35, titolare di una società di servizi; per il reato di truffa in concorso.

Il 21 ottobre scorso, una donna si presentava in commissariato sostenendo di aver subito un raggiro a opera delle guardie giurate. La donna, titolare di un’attività commerciale, all’avvio del suo esercizio, nel 2008, stipulava un contratto per la tutela della sua azienda, con un istituto di vigilanza. Nel dicembre 2016 la guardia giurata C. F., che si occupava regolarmente della consegna delle fatture e della riscossione del canone mensile, consegnava alla donna una fattura intestata a una società diversa da quella con cui aveva stipulato il contratto. Chieste delucidazioni C. F. la rassicurava dicendole che si trattava solo di variazioni societarie che non comportavano cambiamenti rilevanti. Nei mesi successivi, la vittima riceveva le fatture intestate alla nuova società saldandole in contanti. A settembre scorso, C. F. la contattava proponendole un nuovo contratto con un’altra società rassicurandola anche stavolta che il personale che avrebbe effettuato i servizi era sempre lo stesso e nulla sarebbe cambiato. La donna, in fiducia, sottoscriveva il contratto del quale non riceveva copia. Nel mese di ottobre 2017, la donna contattava casualmente l’istituto di vigilanza precedente per richiedere una fattura del mese di luglio 2017 che non le era stata rilasciata. In sua sostituzione, infatti, aveva ricevuto una scrittura pro forma senza alcun valore. Solo in quella circostanza la donna apprendeva che la fattura del mese di luglio 2017, non risultava pagata così come le fatture emesse in precedenza dal gennaio 2017 al giugno 2017. A questo punto la donna sporgeva querela.

Dagli accertamenti compiuti dagli agenti, emergeva come il titolare dell’istituto dal quale dipendeva C. F., che aveva assorbito in sé un dismesso istituto di vigilanza, non aveva mai riscosso le somme pagate mensilmente dalla donna. Inoltre, C . F. con artifizi e inducendo in errore la donna, le faceva firmare una lettera di disdetta dal precedente istituto nella stessa circostanza in cui la invitava a sottoscrivere il contratto con una nuova società. Dalle informazioni acquisite, dalla documentazione prelevata, traspariva la condotta fraudolenta del C. F. che, approfittando della buona fede della donna, si faceva consegnare somme di denaro facendole credere che sarebbero state versate al precedente istituto nonché del secondo indagato, P. V., quale amministratore unico della nuova società “di servizi” per conto della quale nascostamente C. F. svolgeva servizio, che certamente ha avuto la disponibilità economica del denaro versato dall’ignara vittima concorrendo appieno nel reato di truffa.

L’indagine, di grande importanza, ha posto l’accento sull’attività abusiva di vigilanza svolta da tale società di servizi e su un settore a tratti velato delle guardie particolari giurate che certamente sarà oggetto di approfondimento anche nei mesi a seguire.


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