Noto, “Fratelli di Sport”: contest sull’accoglienza coi giovani migranti… e una simpatica sfida ai rigori tra il vescovo Staglianò e il sindaco Bonfanti

Torneo di calcio a 5 e tiro alla fune: le attività ludico-ricreative rappresentano il primo passo per abbattere le frontiere e, in questo caso, le barriere mentali. Alla fine vincerà la comunità I Care, ma quel che importa è dimostrare che l'accoglienza e l'inclusione riguardano tanti aspetti della vita di tutti i giorni

I partecipanti al contest organizzato dalla Netensia

Sport e integrazione camminano di pari passo e così l’associazione sportiva dilettantistica Netensia, presieduta da Vito Montalto, ha deciso di organizzare anche a Noto il contest “Fratelli di Sport”. Un progetto promosso a livello nazionale anche dal Coni e che ha visto protagonisti i minori africani ospiti di due comunità locali (I Care e San Giovanni Bosco), pronti a sfidarsi in un torneo di calcio a 5 ma anche al tiro alla fune.

Questo perché secondo gli organizzatori del contest non c’è miglior modo che conoscere i giochi di un tempo per cominciare ad ambientarsi nella nuova società che sta per ospitarti. Lo stesso concetto che a turno hanno espresso sia mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, sia il sindaco Corrado Bonfanti. Entrambi contenti per il momento di approfondimento organizzato sul campo in erba sintetica della Polisportiva San Giovanni, hanno voluto sottolineare l’impegno delle diverse figure professionali coinvolte nel processo di integrazione dei giovani africani, costretti non per volontà loro a cercare e trovare una nuova vita, con tutti gli annessi problemi, in un nuovo continente e in nuove realtà.

Mons. Staglianò ha poi simbolicamente dato il via al torneo di calcio a 5 calciando il primo pallone, ma prima di andar via si è intrattenuto col sindaco Bonfanti per una veloce sfida ai calci di rigore. Entrambi hanno realizzato il primo: destro secco e palo-gol per il prelato, scavetto in stile Totti contro l’Olanda nel 2000 per il sindaco…

Il contest “Fratelli di Sport” è stato un punto di partenza. Organizzatori e comunità partecipanti stanno valutando l’ipotesi di riproporre appuntamenti del genere e “aprirli” anche alle altre comunità che operano sul vasto territorio della diocesi netina, diocesi da sempre definita “di frontiera”. E tra i progetti futuri spunta anche l’avvio di una scuola calcio dedicata proprio ai giovani migranti africani.


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