Noto, caso Trigona. Madeddu risponde a Bonfanti: “la verità è che abbiamo applicato le leggi”

Nel caso specifico la legge è il decreto assessoriale 22/2019 che adegua la rete ospedaliera siciliana agli standard del decreto ministeriale “Balduzzi”

Il direttore sanitario, dunque, riporta la questione dal piano politico a quello tecnico. “Nei giorni precedenti al trasferimento, il punto nascita si era ridotto a soli due pediatri e non possedeva più le condizioni di sicurezza previste dalla legge. L’Asp ha prontamente pubblicato bandi per reperire nuovi pediatri, ma si tratta di figure difficilmente reperibili per l’esiguo numero fornito dalle scuole di specializzazione, e ad oggi non è stato possibile assumerne nuovi”. Così, Anselmo Madeddu, direttore sanitario dell’Asp di Siracusa interviene ancora una volta sulla questione dell’ospedale Trigona, replicando alle parole del sindaco Corrado Bonfanti.

Una settimana prima – precisa – peraltro, un bambino nato immaturo nel presidio netino ha rischiato di morire proprio per questi motivi, ed è stato salvato solo grazie alla grande professionalità dei medici e al trasferimento in urgenza alla UTIN di Siracusa. Il trasferimento del punto nascita nel nosocomio aretuseo, pertanto, è stato dettato esclusivamente da motivi di sicurezza clinica per i nascituri e le mamme. E lì resterà finché non sarà possibile garantirne anche altrove la massima sicurezza. Non permetteremo a nessuno che possa esserci un altro caso “Nicole” in Sicilia, e che un bambino possa morire sol perché ci si intestardisce a pretendere l’apertura di reparti chiusi dalla legge e resi pericolosissimi dalla mancanza delle minime condizioni di sicurezza. Dinanzi a tale solare interesse pubblico, ogni altra polemica appare semplice dietrologia”.

Per Madeddu, Bonfanti dovrebbe evitare di lanciarsi in certe dichiarazioni ma dovrebbe riconoscere lo stato dei fatti. “La verità  – ancora il direttore sanitario – è che il trasferimento del punto nascita da Noto, oltre che per i motivi di sicurezza di cui prima, non è imposto dal capriccio di uno o più dirigenti della ASP, ma dalle leggi dello Stato. E le leggi si rispettano!

Nel caso specifico la legge è il decreto assessoriale 22/2019 che adegua la rete ospedaliera siciliana agli standard del decreto ministeriale “Balduzzi”. “Non è irrilevante notare – aggiunge Madeddu – che sugli ospedali di Avola e Noto l’attuale decreto non ha modificato l’impianto del decreto precedente, sul quale era stato già espresso il parere favorevole della Conferenza dei Sindaci, ivi compreso quello dello stesso Bonfanti”.

Tuttavia l’Asp ha assunto l’impegno di non trasferire alcuno dei reparti ancora a Noto (ma destinati ad Avola dal decreto), se prima non vengono attivati i reparti che invece lo stesso decreto prevede di istituire a Noto, ovvero Lungodegenza e Riabilitazione. “E questo è esattamente quello che si è fatto – continua Madeddu -, considerato che il punto nascita non è stato trasferito ad Avola (e si trova a Siracusa per i motivi di cui prima), e considerato anche che il primo passo verso la rifunzionalizzazione è stata l’attivazione dei nuovi reparti di Lungodegenza e Riabilitazione a Noto. Solo nella terra di Pirandello può accadere che un sindaco contesti non la chiusura del proprio ospedale (visto che nessuno lo ha chiuso), ma l’apertura di due nuovi reparti!

Peraltro, l’Asp, andando oltre le previsioni del decreto, ha chiesto alla Regione l’apertura a Noto di altri 20 posti di Rsa e l’accesso agli Accreditati. “Insieme al direttore Ficarra e al dottor Di Bella, ringrazio l’assessore Razza per aver prontamente assicurato piena disponibilità in tal senso, proprio per l’attenzione che il governo regionale pone su questo territorio”.

Cionostante, in questi giorni si sono registrate proteste e persino l’occupazione del nosocomio netino, con disagi per medici e ricoverati. “Dispiace– conclude Madeddu – aver appreso da colleghi di aver ricevuto minacce sul luogo di lavoro per il clima di tensione creatosi. La storia è maestra di vita. E allora mi piace ricordare che, durante l’epidemia di colera del 1837, alcune forze politiche diffusero la voce a Siracusa che quel morbo era dovuto ad una polverina velenosa sparsa da alcuni untori inviati dal governo borbonico. E così, come raccontano gli storici, finì che il clima di caccia alle streghe scatenato da quelle dicerie dell’untore fecero più vittime della stessa epidemia. Ci appelliamo dunque al senso di responsabilità di chi a Noto rappresenta le istituzioni, perché venga restituita a tutto l’ambiente quella serenità necessaria per un costruttivo dialogo come nelle migliori tradizioni della civilissima città di Noto e col solo scopo di costruire insieme quella sanità d’eccellenza che tutta la zona sud si merita. Ma con tre principi su tutti: la sicurezza dei pazienti, quella degli operatori sanitari e il rispetto delle leggi”.


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