La progettazione della casualità nell’arte di Nuzzo Monello: presentazione di “L’arte tra le mani” in un simposio organizzato in sinergia da Avola e Noto

Un ricco simposio al quale hanno preso parte artisti, studiosi, intellettuali e creativi  provenienti da tutta Italia

La “progettazione della casualità” nell’arte di Nuzzo Monello in un simposio organizzato in sinergia dalle città di Avola e  Noto. Presentato, pochi giorni fa, a Palazzo Nicolaci a Noto il volume “L’arte tra le mani” in cui l’artista, avolese di nascita ma netino di adozione, ha racchiuso la sua produzione più recente. L’evento è stato un vero e proprio “esperimento culturale”: un simposio (il primo da parecchi anni organizzato congiuntamente dai comuni di Avola e Noto) in cui, davanti a un pubblico attento e partecipe,  artisti, studiosi, intellettuali e creativi si sono avvicendati al tavolo dei relatori portando ognuno un personalissimo contributo. Erano presenti sia i sindaci Luca Cannata e Corrado Bonfanti (assieme agli assessori alla Cultura dei rispettivi Comuni Simona Caldararo e Frankie Terranova) sia intellettuali provenienti da tutta Italia.

Obiettivo del simposio, quello di creare una comunità reale impegnata nello scambio di idee e in grado di ripensare i temi più urgenti della società (e dunque dell’arte) contemporanea e il ruolo educativo svolto dagli artisti in quest’ultima.  Non a caso, infatti, la giornata di lavori si è conclusa con la sottoscrizione da parte dei relatori e dei giornalisti presenti di un “manifesto”. Si è parlato diffusamente del “dono” di comunicazione e informazione che appartiene specificamente agli artisti, ma anche e soprattutto dei “sogni e le storie di artista” di Monello, capace, per quanto possa sembrare un ossimoro, di progettare la casualità.

La psiche dipinge stimoli ambigui – dice Monello a proposito della progettazione della casualità – il sentire configura l’opera. Ciò che il sogno non consente di fissare nella mente, talora il pensiero lo elabora trasmutando il lavoro in energia vitale, tale da non potersi contenere neppure nell’anima. Energia che si espande alla ricerca della espressione capace di creare quella immagine, visiva e percettiva che ne conferisce il senso”.

A mediare gli interventi, Antonino Argentati, amministratore di “Pitturiamo”. Al tavolo dei relatori si sono avvicendati Don Ignazio Petriglieri, vicario episcopale per la Cultura, Francesco Nacci, docente all’Università di Salerno, la scrittrice Zena Roncada, la pittrice e magistrato Solveig Cogliani, il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese. In chiusura, Giuseppe Montalto ha letto un brano da “Artsenso” scritto da Monello.

L’arte – si legge nel “manifesto” redatto a fine lavori – ha tra le sue infinite peculiarità un valore educativo, attraverso una visione generale che non perde l’attenzione al particolare, sa rinnovare la comunicazione dei valori e mette in primo piano quanto è essenziale. Nell’atto della mediazione, l’artista, sensibile alla materia con cui si approccia, non vince la sua resistenza ma sta al suo gioco. Quindi ne accetta la compromissione che essa richiede, senza, però, perdere il rapporto con se stesso, con la sua interiorità e la sua spiritualità”.


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